The Mochines

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biography

discography

The Eagle Has Landed by Riki "Flash" Signorini - Ribelli a Vita

Quasi 9000 kilometri separano Tortona, casa di Nicotine Records, da Città del Capo, Sudafrica, casa dei Mochines. Verrebe da domandarsi come i carissimi Tortonesi siano entrati in contatto con questo trio che propone un feroce hard rock old school, ma poi ci si rende conto che la domanda è superflua, e che l’importante è che Nicotine abbia dato alle stampe questo secondo lavoro dei Sudafricani, le cui principali influenze sono quelle di Devil Dogs, Chuck Berry, New Bomb Turks e Sonics Rendezvous Band, e scusate se è poco. Dodici i brani, tutti come dicevo all’insegna del rock duro e puro, roccioso e potente, con devastanti percussioni e riffs che a volte ricordano i Turbonegro. Raccomando “Touch Your Body”, devastante, agli amanti delle sensazioni forti. Sorprendente “Tear Up Your Town”, che oltretutto ha un coro che ti si pianta in testa dopo un millisecondo. Ancora un colpo ben assestato da Nicotine, la label che non sbaglia (quasi) mai un colpo….

The Eagle Has Landed by Simone - Lamette

Streetrock con forti influenze punk per la band sudafricana, che in quattro anni di attività ha messo in piedi un curriculum di tutto rispetto. The eagle has landed (che non ha alcuna analogia con l’omonimo disco degli heavymetallers britannici Saxon) è il loro secondo full-lenght, e posso anticiparvi subito che fa al caso dei fans di Hellacopters, Gluecifer, Backyard Babies, AC/DC e chi più ne ha più ne metta, rimanendo sempre nel contesto del rock stradaiolo a base di chitarroni.

Una scaletta di ben 12 pezzi, comprensivi di almeno una cover a dir poco emblematica per comprendere le radici del sound dei nostri, ovvero “Nice boys” – superanthem degli australiani Rose Tattoo – in una versione molto simile all’originale e migliore sia di quella dei Guns ’N’ Roses che dei Discipline.

Stringendo il cappio: abbiate questo disco se siete dei fan del genere, perché è una piccola punta di diamante.

The Eagle Has Landed by Manuel Graziani - Rumore

Dicono qualcosa Lazy Cowgirls, New Bomb Turks e Zeke? No? Be’ vi siete persi il miglior punk’n’roll USA degli anni ’90, musica feroce che abbatteva steccati ed etichette come fossero birilli di cartone. I meno noti, e forse anche meno fortunati, LaDonnas pascolavano in quegli stessi lidi. Il leader Ross Kersten avrà pure perso un po’ di pelo, ma il vizio gli è rimasto ancora oggi che vive con moglie e prole in Sud Africa. I suoi Mochines sono un rullo compressore di punk’n’roll in alta fedeltà, estremamente onesto seppur un po’ troppo levigato. La traccia d’apertura Petrified è sintomatica in tal senso: gran tiro, sudore a go-go, polmoni gonfi come mongolfiere, eppure un po’ di “sozzume” in più - che scommetto abbondi dal vivo - non avrebbe nociuto. Ma è solo questione di gusti, i fan dei Turbonegro sbroccheranno di brutto per un disco così.